• 06 DIC 17
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    Il trattamento dell’epicondilite

    Il trattamento dell’epicondilite

    Il trattamento conservativo dell’epicondilite è inizialmente basato su due principi: ridurre il dolore e controllare l’infiammazione. Per il primo può essere d’aiuto il riposo evitando le attività dolorose, mentre l’infiammazione in fase acuta può essere contenuta con l’assunzione di FANS. Viene raccomandato anche l’uso del ghiaccio tre volte al giorno per 15-20 minuti perché riduce la risposta infiammatoria diminuendo il livello di attività chimica e induce vasocostrizione, che riduce il gonfiore. In caso di gonfiore e presenza di edema a polso e dita è indicata l’elevazione dell’arto. Anche l’utilizzo di un tutore potrebbe essere utile perché gioca il ruolo di secondo sito di inserzione muscolare e rilascia le tensioni al livello inserzionale dell’epicondilo. Il tutore viene applicato attorno all’avambraccio (sotto la testa del radio) e viene stretto abbastanza in modo che, quando si vuole contrae i muscoli estensori in una certa attività, non si riesce a contrarli del tutto.

    A livello fisioterapico, ci sono diversi tipi di terapie per trattare l’epicondilite e hanno tutte lo scopo di ridurre il dolore e migliorare la funzionalità dell’arto:
    Educazione del paziente
    In modo da controllare il dolore e modificare o ridurre alcune attività provocatorie

    La terapia manuale
    La mobilizzazione dell’articolazione combinata a movimenti ed esercizi è stato dimostrato avere migliori risultati rispetto all’infiltrazione di corticosteroidi a medio termine.

    Esercizio terapeutico
    Di rinforzo e di stretching

    Approfondendo ora la parte di esercizio terapeutico, possiamo definirlo come un piano di attività fisica designata e prescritta per raggiungere specifici obiettivi terapeutici. Il suo scopo è quello di ripristinare la normale funzionale muscoloscheletrica e di ridurre il dolore nel caso di patologia o infortunio.
    Una volta che il dolore e l’infiammazione sono sotto controllo, è necessario aumentare gli esercizi di rinforzo, mobilità e stretching. La letteratura sottolinea l’importanza di questo tipo di esercizi nel trattamento dell’epicondilite e li indica come i più importanti componenti da inserire nel programma terapeutico, perché un tendine sano non è solo forte, ma anche elastico.
    Gli esercizi di stretching hanno l’obiettivo di migliorare la flessibilità ed elasticità dei muscoli estensori del polso e devono essere fatti finché il range di movimento del polso è lo stesso di quello controlaterale sano. Il principio che regola la fase di stretching è che, allungando il tendine in una posizione rilassata, si può ridurre il suo stiramento durante movimenti provocatori.
    Ogni muscolo dell’avambraccio ha una sua posizione di allungamento che va tenuta per 15-25 secondi, 10 ripetizioni per 4-5 volte al giorno; il paziente si dovrebbe fermare al primo segno di dolore. In questa fase della terapia il paziente dovrebbe inoltre fare degli esercizi isotonici a mano libera o con l’utilizzo di piccoli oggetti o elastici, una volta al giorno: 15 ripetizioni per 3 serie.
    Da non dimenticare l’utilizzo del ghiaccio dopo l’esecuzione degli esercizi per 15-20 minuti.

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