Densitometria Ossea

La densitometria ossea è una tecnica diagnostica che permette di valutare la densità minerale delle ossa, risultando particolarmente utile nella diagnosi e nel monitoraggio dell’osteoporosi. Questa malattia dello scheletro si caratterizza per la riduzione del contenuto minerale delle ossa e per il deterioramento della microstruttura che le caratterizza; come tale, espone i pazienti ad un importante rischio di subire fratture anche per traumi di lieve entità. In generale, tale rischio è tanto maggiore quanto minore è la massa ossea; per questo motivo la densitometria è attualmente considerata il gold-standard per la diagnosi strumentale di osteoporosi ed un importante “predittore” del rischio di frattura.
La densitometria ossea utilizza una piccolissima dose di raggi X per stabilire quanti grammi di calcio ed altri minerali sono presenti nel segmento osseo esaminato; le dosi di radiazioni sono talmente basse che anche la frequente ripetizione dell’esame non rappresenta alcun pericolo per la salute del paziente.

L’indagine densitometrica è particolarmente indicata in presenza di importanti fattori di rischio per l’osteoporosi, che si concretizzano nelle seguenti condizioni cliniche:
– donne di età > 65 anni e in menopausa da almeno un decennio (alcune linee guida consigliano la densitometria ossea anche agli uomini con più di 70 anni);
– menopausa precoce (< 45 anni);
– menopausa chirurgica (asportazione delle ovaie durante il periodo fertile);
– varie cause di carenza estrogenica (ipogonadismo primario o amenorrea secondaria che dura da più di un anno);
– fattori costituzionali che predispongono all’osteoporosi (donne in pre e post-menopausa con indice di massa corporea <19 Kg/m², longilinee, sedentarie con massa muscolare ridotta);
– importanti carenze alimentari (inadeguata assunzione di calcio e vitamina D);
– sintomi che suggeriscono la presenza di osteoporosi: diminuzione di statura superiore a 3 cm, incurvatura della colonna vertebrale o frattura causata da un lieve incidente;
– recente o futura sottoposizione a prolungati trattamenti con cortisonici a dosi elevate o di altri farmaci osteopenizzanti (ad esempio antiepilettici, metotrexate, terapie immunosoppressive dopo trapianto d’organo);
– precedenti fratture non dovute a traumi di rilievo;
– malattie che favoriscono la demineralizzazione ossea (ipercortisolismo – sindrome di Cushing, ipertiroidismo, insufficienza renale, iperparatiroidismo);
– familiarità fortemente positiva per osteoporosi;
– più di 20 sigarette al giorno, abuso di alcool.

Dr.ssa Giuseppina Culella

Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Padova